La scoperta dell’affascinante mondo ermetico di matrice kremmerziana risale al periodo della mia adolescenza quando, su uno scaffale della libreria di mio padre, notai tre volumi rilegati con la copertina rigida, di colore rosso, e sul bordo un riquadro nero in cui era scritto: “Avviamento alla Scienza dei Magi”. Rimasi a fissare i volumi per non so quanto tempo, non riuscivo a staccare lo sguardo e la mia mente fantasticava. In effetti, fin da piccolo ero attratto dall’invisibile, dal termine magia, che suscitava in me richiami ancestrali. Ricordo mia madre che leggeva a mio fratello più grande l’Iliade, l’Odissea e altre opere immortali che stregavano il mio essere il quale, sull’onda dell’immaginazione, si lasciava trasportare altrove… Un richiamo irrefrenabile che coinvolgeva la mia interiorità in maniera totale elettrizzandomi.

Qualche anno più tardi, mentre ero solo in casa, riuscii a prendere uno dei tomi scaturiti dalla fertile penna del Kremmerz; lo aprii e incominciai a leggere. Dopo avere scorso alcune pagine presi fiato. Ero in preda a una piacevole agitazione e andai avanti permeato da una febbrile ansia di sapere. Fu una vera e propria folgorazione. Un amore indicibile pervase il mio animo e la consapevolezza di esplorare un territorio sconosciuto ma vero, unito alla sensazione di essere parte di quella realtà concretarono al mio interno una sottile alchimia. Nessun altro libro era riuscito a tanto. Le parole del maestro, ricche di un’ironia garbata e di un carisma rarissimo suonavano amichevoli, piene di considerazione e mai risultavano fredde o accademiche. Ecco la grandezza del Kremmerz, che prendeva per mano il neofita e lo esortava a sperimentare lontano da sterili superstizioni, spronandolo a proseguire e a noi credere nemmeno a quanto egli andava affermando senza una prova sperimentale che ne provasse la veridicità. Ma cosa più importante, metteva in guardia coloro che seguivano la Via dai facili successi, dalle larve del desiderio e dalla sindrome di onnipotenza. Un autentico maestro. A quei tempi non sapevo che avrei percorso questo difficile cammino, ma una traccia, grazie ai suo scritti, si era già impressa in modo indelebile dentro di me accompagnandomi per il resto della vita. Sono grato al grande ermetista per questo splendido dono e per la sua grande carica vitale e umana che spesso, in maniera misteriosa, mi faceva percepire la sua presenza.