Il pensiero illuminante del Kremmerz dà vita a un Ordine iniziatico da lui fondato con lo scopo di aiutare le persone sofferenti, la Fratellanza Terapeutico-Magica di Myriam. Nel patto fondamentale di costituzione, contenuto nell’interessante testo del Kremmerz dal titolo Istruzioni Magiche ai Praticanti della Fratellanza Tm + Myriam, risalente al 1899 e pubblicato in una nuova e preziosa edizione dalla Casa Editrice Rebis, di Viareggio (1991), si legge: «La Fratellanza Terapeutica magica di Myriam si occupa di medicina occulta, a beneficio dei fratelli iscritti e di tutte le persone sofferenti che sono a loro contatto o che ad essi ricorrono». E ancora: «La Fratellanza è fondata sull’amore del proprio simile e sulla più trascendentale carità. Accoglie senza domandare alcun compenso tutte le. petizioni dei sofferenti e provvede secondo la loro sincerità, rettitudine e fede», Da quanto esposto, ciascuno può farsi un’idea della statura morale del grande iniziato.

La Fratellanza di Myriam riuscì in poco tempo a raccogliere numerosi discepoli e un vasto seguito di entusiasti ammiratori. La creatura del Kremmerz sembra destinata a un futuro luminoso, tuttavia, nel 1907, quando le prime accademie kremmerziane erano in pieno sviluppo e riscuotevano notevoli successi, il maestro si trasferisce in un primo momento a Ventimiglia, dove resta fino al 1909, poi a Camogli e, infine, nel 1912 a Beausoleil, dove rimane fino alla morte avvenuta nel maggio del 1930. Quale spiegazioni dare a tale scelta? E’ plausibile rinvenire almeno una parte delle causa del suo trasferimento nelle vicissitudini seguite alla ferma opposizione portata avanti dall’Ordine Osirideo Egizio il quale non aveva protetto come molti hanno sostenuto la Scuola iniziatica dell’ermetista, ma al contrario, aveva tentato con ogni mezzo di farla naufragare. Qualcuno ha visto in tale salvataggio l’ombra di Giustiniano Lebano, ma anche l’insigne eremetisa Ottaviano (il principe Leone Caetani), tuonò dalle pagine della importante rivista Commentarium (1910-1911) contro l’iniziativa del Kremmerz. Probabilmente una delle cause, almeno dal 1921 in poi, va ricercata anche nell’accusa di antifascismo derivata dal fatto che la Myriam era considerata un’emanazione dell’Alta Massoneria. Qualunque sia la ragione Kremmerz non rivedrà mai più sua amata Napoli. A tutti coloro che vogliono mitizzare la figura del maestro e ai suoi detrattori che lo hanno dipinto di nerofumo, tornerà utile leggere una parte di questa lettera scritta a sua figlia e contenuta nel testo della Rebis Il Maestro Giuliano Kremmerz: L’Uomo-La Missione-L’Opera: «Nella tua bella lettera tu mi dici che nella mia io trasfondevo la mia bontà. Questa bontà è stata la rovina della mia vita e della vostra e non voglio nemmeno sentirne parlare. Forse la conservo come si conservano i vizi e le abitudini vecchie, ma neanche ora ho a lodarmene. Quello che devi vedere oggi in me è la rassegnazione. Sono un rassegnato, ecco tutto. Aspetto quello che Dio mi manda come la fatalità di tutta la mia vita. Aspetto la conclusione amara o dolce, dolorosa o allegra, purché questa vita finisca in un modo o nell’altro …», Ecco l’umanità e la bontà che si palesano, perché un maestro, ancor prima di essere tale, è e rimane un uomo, con le sue grandezze e le sue paure. Kremmerz era un uomo fuori dal comune, un fuoriclasse, ma pur sempre un essere umano che ha lottato per imporre le sue idee. E ha sofferto come tutti. Questo è il bello, la sua umanità, tanto avversata da chi vuole offrire di lui un ritratto fittizio, un Buddha senza sentimenti, distaccato dal mondo. Ma le cose non sono andate così. Giuliano Kremmerz avrebbe potuto vivere tranquillo, al sicuro di una quiete riservata, lontano dai coinvolgimenti profani, godendosi il ruolo di rilievo che rivestiva in seno all’Ordine Egizio, ma non lo ha fatto. Ha preferito esporsi e concedersi con slancio sopportando le conseguenze di questa scelta, tale la verità; e chiunque intende negarla infanga la sua memoria. La gente comune cerca il mito e perde di vista l’uomo. E’ l’uomo che interessa, non il santino ingiallito. In un’altra lettera indirizzata alla figlia, scrive: « …Tuo padre è nato ricco di potere e di libertà e declina schiavo della povertà mentale degli altri e povero d’amore. Finirà anche questo; credevo che sarebbe finito all’inizio dell’anno in corso, ma pare che ci debbono essere ancora dei solstizi a vedere. In ogni modo, lo sapremo fra giorni, prima del 20 marzo».