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NOTERELLE SU L'ARCANO DEGLI ARCANI

Recensione apparsa su http://www.superzeko.net Novembre 2005

Klingsor  

NOTERELLE SU «L'ARCANO DEGLI ARCANI»

 

di Giuseppe Maddalena Capiferro e Cristian Guzzo

 

(Rebis, Viareggio, 2005)



I maestri non si criticano.

Si superano.

Aldo Busi

 

Giuntaci notizia dell’uscita per i tipi delle Edizioni Rebis di un nuovo saggio sulla storia e i travagli della troppo maltrattata Schola Italica, che fa particolare riferimento al nodo napoletano, ne abbiamo preso visione e, dopo attenta ed entusiastica lettura, non abbiamo resistito alla tentazione di scriverci sopra qualcosa, che possa fare da spunto e da pungolo per riflessioni e ulteriori approfondimenti (*).  

(*) Manca in Italia uno scrittore alla Francis King in grado di trattare la storia esoterica in modo scanzonato, senza peraltro sorvolare su dettagli inquietanti, e privo di quel piglio da inquisitore o di  stucchevole manierismo rispettoso di un’ortodossia iniziatica talvolta ipocrita.  

L’editore (Pier Luca Pierini) è da anni impegnato in una seria ricerca per il recupero del patrimonio magico della nostra penisola e la sua premessa editoriale, se letta attentamente, vale quanto il libro.  

A pagina 6 della suddetta premessa scrive: «non bisogna mai avere paura della Verità, anche se difficile sovente da accettare». Questa frase è di importanza cardinale, e la si potrà impiegare come lanterna nel prosieguo di questo nostro scritto.  

È inutile pensare che un simile libro possa far cambiare idea a chi è mosso da pregiudizi di stampo religioso o a chi si è conformato al pensiero guénoniano (*).  

(*) Alla nota 164, p. 108, dell’opera L’Arcano degli Arcani leggiamo: «la contro-iniziazione cattolica si sarebbe servita...». A parlare di controiniziazione cattolica si dedurrebbe che esista anche un’iniziazione dello stesso segno. È strano, perché in più decenni di ricerca non ce ne eravamo accorti. Ironia a parte, in un vecchio articolo di Rémy Boyer e G. P. Giudicelli apparso nella rivista L’Originel si fa cenno a una lettera di René Guénon nella quale questi ammetterebbe di essersi sbagliato sul Kremmerz, riconoscendo nel nodo egizio napoletano il baluardo della tradizione occidentale. Se ciò fosse vero, sarebbe ora che certe cose venissero a galla. Quanta gente imprigionata nello schema guénoniano si è castrata convertendosi a forme religiose o pseudoesoteriche convinta di fare l’unica cosa giusta... Si potrebbe dire che la vera controiniziazione nasca con René Guénon, ma è meglio non divagare.  

Oggigiorno quelli che scrivono su Kremmerz si possono dividere in due categorie: la prima distruttiva, che vede l’aureo maestro come uno spregevole satanista camuffato da benefattore o da negromante criptocrowleyano. In genere si tratta si scrittori di stampo cattolico o filoguénoniano oppure di giovani neopagani con idee agitate per reazione a troppo conservatorismo di maniera, per i quali sarebbe bene lavare i panni sporchi subito e in pubblico, specie se i detti panni non sono i propri.  

La seconda categoria è quella dei “politicamente corretti” che tendono a proteggere certe verità a costo di disinformare e depistare rischiando alla fine di ottenere l’effetto opposto a quello voluto.  

I primi cercano di dire tutto, troppo, anche ricamandoci sopra, pur di confermare un teorema frutto del loro schema di riferimento (altro che ermetica neutralità!).  

I secondi, se non riescono a generare un serio rinnovamento adatto ai tempi, tentano di tenere in piedi una grande idea e una grande figura già messa in discussione all’epoca dei fatti. E del resto lo stesso Kremmerz alla fine della vita dette ragione al Lebano e al Caetani, che avevano contestato certe sue iniziative di divulgazione.  

Se certe iniziative sono andate all’aceto, l’Hermes è più vivo che mai. Gli uomini passano, i maestri e i numi non sono misurabili col metro umano ma le dottrine restano, così le tecniche e i riti.  

Troppe volte chi scrive ha dovuto assistere a inutili discussioni bizantine sul senso della terapeutica in rapporto all’ermetismo operativo. Nel Mondo Secreto, prima della Miriam quindi, Kremmerz parla solo di ermetismo magico. L’applicazione terapeutica fu una finalità scelta dal maestro, successivamente, per evitare prevaricazioni e abusi, ma l’ermetismo è altro.  

Lo sapeva N. R. Ottaviano, che divideva l’umanità in volgo e sapienti. Lo sapeva il dottor Formisano, che con la Miriam tentò di elargire in versione popular un po’ di scienza jeratica fruibile per i meno preparati. Si sa, purtroppo, il cane che latra e addenta non cambia mai. Vestito da servo della gleba o da artigiano, con l’eskimo o la camicia nera, è sempre lo stesso. E da sempre i sapienti hanno dovuto guardarsi da ciò. Non il bene, non il male, che sono categorie da morale ordinaria; i sapienti si sono sempre preoccupati della conoscenza e del suo esercizio sulle masse.  L’esser “uomini dabbene” non è mai stato un problema per essi (*).  

(*) «La morale è suggestione», scriveva G. I. Gurdjeff.  

Se il Kremmerz fosse stato un seguace bon-po o un siddha tamil, tante critiche capziose non le avrebbe subite. Purtroppo una certa immagine stile Padre Pio (o San Francesco d’Assisi, come scrisse N. R. Ottaviano) lo ha posto spesso in una posizione imbarazzante, mostrando alcune  stridenti contraddizioni tra la dottrina più esterna e quella più riservata.  

Il problema del giudicare, si è già detto, è nello schema di riferimento dell’indagatore. Solo dopo aver fatto i conti con le proprie scorie è possibile affrontare certi aspetti dell’ermetismo senza avere più sussulti e titubanze. Ci piace pensare che se il Kremmerz fosse ancora tra noi non parlerebbe più di simil nature e di demonologia bensì di memi e di memetica.  

Grande è il lavoro da svolgere per chi intende davvero avventurarsi nel cammino della scienza jeratica e pensiamo che tutt’ora siano pochissimi coloro che operano ad un certo livello. Premesso che la storia esoterica delle nostre tradizioni è ancora tutta da scrivere, è auspicabile che si pubblichi qualcosa in più sui risvolti umani, a volte meschini ma autentici, del vissuto esoterico di casa nostra.  

Questo non per diffamare ma per ridurre a proporzioni più normali vicende e personaggi che talvolta vengono dipinti in modo stucchevole e irreale. Tornando alla citazione di P. L. Pierini sulla verità ci si può domandare: si può davvero scrivere tutta la verità sull’argomento e contemporaneamente salvare il Kremmerz e il filone egizio da certe accuse?  

Temiamo di no.  

Siamo convinti che alcune cose sia bene lasciarle in quelle grotte tanto care al Bocchini e al Lebano. Del resto è bene cercare, scoprire, comprendere ma giudicare no, si perderebbe il contatto con quella realtà profonda e intensa nella quale l’ermetista classico ambisce vivere.  

Tornando nello specifico alla trattazione de L’Arcano degli Arcani, i due autori tracciano con rapide pennellate un quadro storico esauriente sulle origini del Mito Egizio in terra partenopea. Viene sottolineato il ruolo avuto dalla massoneria come tessuto connettivo atto a perpetuare nel tempo i germi dell’ermetismo alchimico.  

Vengono citate fonti in parte riservate e pubblicati stralci di documenti un tempo custoditi gelosamente; è opinione di chi scrive che si sia voluto con quest’opera mandare un messaggio a certi “detentori di arcane verità”. La conoscenza degli autori sulla materia emerge chiara, quanto meno a chi scrive, è dunque certo che essi ben più oltre avrebbero potuto spingersi nelle loro “rivelazioni” se in ciò fosse stata la loro precipua convenienza.  

Essendo la storia del kremmerzismo piuttosto caotica e contraddittoria è difficile scriverne senza lasciare vuoti o angoli bui che aprono ulteriori interrogativi.  

Già ne La Pietra angolare miriamica, uscito per i tipi della Rebis anni or sono, il problema degli “omissis” sui documenti generava più dubbi e confusioni che chiarezza, alla faccia delle buone intenzioni.  

Ne L’Arcano degli Arcani Guzzo e Maddalena Capiferro riportano alle pp. 144-145 una lettera di Domenico Lombardi indirizzata ad Arduino Anglisani ove implicitamente il primo mette in guardia quest’ultimo dal travisare la dottrina miriamica per seguire vie personali ponendosi in rotta di  collisione con l’ortodossia. Ne La Pietra angolare miriamica, pp. 46-47, viene riportata la stessa lettera, parzialmente tagliata, ma il destinatario non sarebbe più Anglisani bensì Alfonso del Guercio.  

A pagina 97 de L’Arcano degli Arcani Anglisani viene definito uomo onesto, estremamente dotato dal punto di vista iniziatico, personaggio di spicco del nuovo “illuminismo Kremmerziano”. A p. 61 de La Pietra angolare si riporta una lettera del Lombardi che accusa l’Anglisani di scorrettezza e  insubordinazione; la conseguenza, lo si intuisce dalla lettera, sarà una sorta di scomunica con degradamento sul campo.  

Tutte le fonti però concordano sul fatto che il suddetto Anglisani continuerà imperterrito il suo percorso ermetico approdando all’iniziativa del tanto chiacchierato CEUR (Centro Ermetico Universale Romano), emanazione conseguente della loggia ANKH già fondata nel secondo dopoguerra e, pare, secondo la linea ortodossa Lombardi-Parascandolo-De Cristo, criticata come deviata irregolare, priva di autenticità.  

Ma nell’opera di Maddalena Capiferro e Guzzo si parla di uno scritto di Lombardi che avallerebbe l’iniziativa dell’ANKH. Dove sta la verità?  

A pagina 70 de La Pietra Angolare, Mario Parascandolo scrive: «... non si può fare altro, senza danneggiare la Schola e gli iscritti, i quali non potrebbero cogliere l’essenza delle nostre controversie e potrebbero scandalizzarsi (giustamente, N.d.A.) come di beghe strane ed inammissibili fra uomini evoluti». Già, ma quanto erano davvero evoluti? Ci limitiamo a  porre il quesito, certi che anche presso il “gregge isiaco” non mancheranno anime dotate di senso critico... e si potrebbe andare avanti a scrivere pagine e pagine su questo tono.  

Vogliamo per par condicio toccare ancora due discusse figure citate in questo interessante libro: il Conte Alberti di Catenaia e il prof. Alfonso del Guercio. Il primo, noto con lo jeronimo di Erim, fu il maestro di Paolo Marchetti Virio, autore noto presso i cultori di esoterismo cristiano.  

Erim fu martinista e, si dice, in contatto con l’Ordine Egizio di Kremmerz. Si favoleggia che ebbero lo stesso iniziatore e che il Kremmerz insidiasse la moglie del condiscepolo, questo per spiegare la ruggine tra i due; ma trattandosi di voci senza sostanza possiamo archiviarle senz’altro tra il gossip esoterico. Sempre come gossip possiamo annoverare le storie dell’Erim affetto da satirismo, per errori compiuti in opere piromagiche, e passioni spiritistiche.  

Queste dicerie provengono da una lettera scritta da Massimo Scaligero a proposito del cognato (Paolo Virio) e del suo maestro, e bisogna dire che il mal celato livore di quelle righe era probabilmente da attribuire a dissapori tra lo Scaligero e l’Alberti per una mancata trasmissione iniziatica più volte sollecitata dal primo e mai ottenuta.  

Noi che abbiamo avuto il piacere di visionare il materiale operativo riservato della Scuola Ermetica del conte Alberti dobbiamo ammettere, pur non condividendone l’orientamento cristiano, che la dottrina e le tecniche alchemiche sono molto profonde e degne di nota e mal si adatterebbero ad un satiro o a uno spiritista. Lasciamo ad altri più competenti o più informati di noi il compito di chiarire la querelle Erim-Kremmerz nella quale vennero coinvolte molte persone, alcune, pare, finite in tribunale in processi dai risvolti inquietanti e scandalosi al punto da far sembrare il caso Ricciardelli (su cui vedi nel libro a p. 92) una burla da operetta.  

E per concludere, riguardo al secondo personaggio, Alfonso del Guercio, matematico e buon amico di Arturo Reghini, occorre qualche puntualizzazione. Dalla lettera di Aniceto del Massa nella quale Del Guercio parla in toni critici di Kremmerz fino alla stesura del programma dell’Ordine del Mantos passano circa 13 anni, tempo sufficiente per cambiare idea, impostare un nuovo percorso, progredire al meglio. Dai documenti del Mantos datati 1944 si intuisce che Del Guercio era già in  possesso da tempo di chiavi riservate per operare ed istruire nuovi affiliati in massima indipendenza. Nonostante ciò egli decise di aderire all’iniziativa di Lombardi per poi tirarsi indietro nel ‘49.  

Secondo i bene informati non avrebbe restituito materiale di pertinenza miriamica affidatogli in precedenza da Lombardi.  

Altre voci parlano invece di una riappropriazione da parte di Del Guercio di ciò che già gli apparteneva e che aveva temporaneamente concesso in uso alla delegazione di Lombardi per porre in atto le sue iniziative.  

Ciò che non si è ancora potuto o voluto chiarire è la reale portata della figura di Del Guercio, che a detta di alcuni appare come un semplice comprimario privo di spessore e posto a fianco del Lombardi dopo essere spuntato dal nulla.  

La realtà, come sempre, sarebbe diversa: Del Guercio avrebbe fatto parte di più strutture iniziatiche, anche a livello internazionale. Le sue conoscenze non si limitavano al contatto con l’Ordine Egizio o ai viaggi con Giorgio Albertazzi alla volta della casa di Carl Gustav Jung; pare che ci fossero contatti stretti con una o più strutture magico-ermetiche nel Sudamerica, per tacere dei contatti in Europa. Per avere qualche traccia in più su detti gruppi si può consultare la biografia di A. Reghini Il figlio del sole, a cura di Roberto Sestito, e inoltre Black Sun di N. G. Clarke, pp. 165-166, dove si parla di Ugo Gallo, diplomatico italiano che introdusse lo scrittore Miguel Serrano in un ordine esoterico cileno ove si praticavano tecniche di magia rituale e tantrismo. Lo stesso Ugo Gallo viene citato a pagina 131 dell’opera Collecta dell’ermetista genovese Giammaria, come corrispondente di A. Del Guercio. Ancora Ugo Gallo viene citato nell’opera Dagli atti del Corpo dei Pari del medesimo autore come rappresentante di un centro occultistico cileno. Non dimentichiamo che lo stesso Serrano era in rapporti con Jung.  

Se con Jung, anch’esso in contatto con gruppi ermetici, si chiude il cerchio, certo non si chiude il discorso sui personaggi che hanno caratterizzato in bene o in male la storia esoterica d’Italia.

In attesa di poter riprendere il discorso più avanti chiudiamo con qualche riflessione: spesso, a detta di molti ricercatori, i più reticenti e riservati cultori del segreto sono coloro che nulla hanno da difendere tranne la loro ignoranza. Vecchi palloni gonfiati tronfi dei loro sigilli e delle loro patacche, privi di valore tranne magari per un fondo o un archivio ereditato se non rubato ma mai veramente studiato e men che meno tradotto in pratica.  

Questi “detentori della tradizione” sono da condannarsi fermamente perché non solo non praticano nulla ma impediscono ad altri meglio disposti di poter progredire, e contribuiscono così al caos spirituale di questa epoca buia.  

Auguriamoci che il fato, come il sole che dirada le tenebre, abbia presto ragione di simili bieche figure, e che possa iniziare una nuova stagione per la Schola Italica (*).  

(*) Una cosa che ci ha stupito dell’opera di Guzzo e Maddalena Capiferro è l’assenza di qualunque riferimento alla figura di Salvatore Mergè e al suo percorso. Pare che un suo nipote stia continuando l’opera all’interno di un’accademia, pare ortodossa. Perché non parlarne? 
[Novembre 2005]
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