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RECENSIONE DELLA RIVISTA ELIXIR

Copertina della Rivista Elixir n. 1

Klingsor  

RECENSIONE DELLA RIVISTA «ELIXIR»

Elixir Solstitium,

Scritti della Tradizione Iniziatica e Arcana, n. 1

Centro Editoriale Rebis

 

Finalmente una nuova rivista di studi iniziatici; una nuova speranza, ci auguriamo, per i viandanti dello spirito assetati di sapienza italica.

Questa ennesima fatica dell’editore Pierini si presenta come un tentativo di rilanciare l’esoterismo nostrano in un momento di profonda crisi generale.

I pochi rarissimi cenacoli depositari di linee autentiche hanno da tempo chiuso i battenti, preferendo la morte naturale al tentativo, rischioso dati i tempi, di passare la mano a ipotetici continuatori.

Il poco (o molto?) davvero degno di nota resterà sommerso ancora per tanto tempo, ammesso sia in grado di sopravvivere.

Nella penisola si trascinano accademie, logge, gruppi, ormai privi di motivazione o motivati da falsi scopi. I personaggi che hanno caratterizzato nel bene o nel male gli ultimi cinquant’anni di vita del milieu ermetico italico, quando non sono passati a miglior vita, hanno continuato a cambiar cappello e intrigano e complottano ormai solo contro loro stessi; già, perché sarebbe un gran bel passo avanti per certi “iniziati” capire che il male alla fine lo si fa solo a se stessi e che volendo utilmente essere egoisti si potrebbe cominciare con l’astenersi da certe iniziative … visti i risultati!

Non è tuttavia sede questa per essere troppo espliciti, parliamo per coloro che sono stati direttamente o indirettamente coinvolti.

Come già espresso precedentemente, chi decide oggi di affrontare certi problemi in campo aperto deve fare una scelta: la verità o le vacche sacre. Non si possono salvare entrambe.

Qualcuno obietterà che le vacche sacre sono la verità, ma a questo qualcuno possiamo solo consigliare di cambiar lenti per meglio vedere, forse gli anni di pratiche esoteriche non gli hanno giovato granché.

Tornando alla rivista, dagli scritti del dottor Guzzo, peraltro molto interessanti, si evince a tratti il bisogno di adattare l’Hermes al momento odierno. Inutile il barocchismo, il lezioso ri-velare, il manierismo ermetico accademiale. Un certo approccio inutilmente pomposo e decadente ci ha fatto perdere terreno rispetto ai tempi e alla realtà che ci circonda.

Così come il prodotto made in Italy è stato spiazzato da concorrenti stranieri, specialmente orientali, più competitivi e agguerriti, così assistiamo ad un costante flusso di italiani verso filoni sapienziali esotici (soprattutto sufismo e taoismo) (*).

(*) Così, mentre ci si accapiglia sull’autenticità e attendibilità dei manoscritti riservati della Maria del Kremmerz, i taoisti la Maria ce la fanno vedere in azione e ci spiegano concetti in sede ufficiale che avrebbero scandalizzato più di un gerofante nostrano; e quando pseudo-osiriaci si contendono lo scettro della legittimità di fronte alle greggi isiache, stanche e decerebrate, i soliti orientali ci dimostrano che l’unica legittimità è quella conquistata sul campo attraverso il proprio dolore e autenticata da quel Principio Primo al quale tanti ordini jeratici e ammoni asseriscono essere collegati.

Sempre dignitosi gli scritti di Amelio, anche se risentono di un nostalgico conservatorismo che possiamo ancora parzialmente condividere solo in virtù del residuo di melanconico romanticismo imputabile a chi scrive (*).

(*) Affermare che il segreto della trasferenza sia andato perduto sia in oriente che in occidente si può considerarla un'opinione. Comprendo che certi ermetisti vecchia scuola quando toccano drammatiche tematiche omettono e depistano, ma allora perché parlarne? O preferiamo anche in questo caso l’ennesima umiliazione dallo straniero che ci insegna come eseguire le ricette della nostra cucina? Dicendo questo, non voglio provocare, solo fornire uno spunto su cui riflettere.

Non stiamo ad analizzare tutti i singoli articoli e interventi dei vari autori e collaboratori, tutti suggestivi e meritevoli di attenzione.

È auspicabile che nei numeri a venire si parli anche dell’attività di studiosi ancora viventi, non solo degli illustri scomparsi recentemente; sarebbe giusto dare al lettore un’idea della realtà iniziatica italiana all’insegna di un movimento forte, attivo e in espansione, per dare speranza ancora a coloro che cercano la Luce in casa propria.

Pretendere da Elixir di essere il bastione unico della tradizione italica potrebbe essere prematuro, ma vederla come un’isola di buon senso in un mare di mediocrità e cattiveria potrebbe essere un'immagine verosimile.

Quindi un grazie doveroso al coraggio e agli sforzi dell’editore e della redazione, e un augurio di buon cammino alla rivista. 

Chissà se questa iniziativa sarà galeotta per la realizzazione interiore di qualche anelante alla “Gnosi”? Ci limitiamo a porre la domanda.

Recensione apparsa su http://www.superzeko.net Marzo 2006

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